Il diario di viaggio della finale di Euro Cup: road to Budapest

Parte all’alba l’avventura della Pallanuoto Banco BPM Sport Management verso la prima finale europea della sua storia, perché il volo diretto dall’aeroporto di Milano Malpensa in direzione Budapest è fissato alle 08.15, ma la sveglia nelle case dei Mastini suona attorno alle 05.30, bisogna prepararsi, trovarsi tutti insieme per lasciare i pulmini nei tanti parcheggi posti nelle vicinanze dello scalo e poi arrivare in orario al check in. C’è Riccardo che deve imbarcare i suoi materiali compreso un lettino over size che necessita di essere riposto nella pancia dell’aereo e di solito a dargli una mano ci pensano i più giovani del gruppo Gianmarco e Federico. Prima dell’arrivo in aeroporto c’è Luigi che controlla che tutto sia a posto iniziando dai biglietti per evitare ritardi e altro. Il clima generale è festoso e positivo e la tensione prima della partenza è qualcosa che non c’è o che almeno è mascherata nel migliore dei modi.

Al bar dell’aeroporto

Ci si ritrova tutti al bar dell’aeroporto a fare colazione, qualcuno guarda i social sul cellulare, qualcun altro tira fuori i ricordi delle finali disputate mentre c’è chi come Romain ha già le cuffie in testa pronto a gustarsi un altro film sul suo ipad prima dell’imbarco. La fila per salire sull’aereo diretto a Budapest è decisamente lunga e lenta e così si attende comodamente seduti al bar che si possa partire, non senza però aver dato una sbirciata ai quotidiani comprati da Fabio prima del decollo anche se la sacralità di aprire i giornali appena acquistati per primo è vanificata dalla curiosità dei compagni di squadra. Finalmente si parte anche se con quasi un’ora di ritardo.

Il volo scorre tranquillo, anche se le gambe dei giganti della squadra, come quelle di Giuseppe, restano per tutto il tempo pericolosamente vicine a quelle del posto a sedere della fila davanti e così per tutto il tempo in cui si rimane con il naso all’insù è un continuo via vai per sgranchirsi le gambe. C’è però qualcuno, come Stefano ed Edoardo, che già dorme – beati loro – e lo farà per tutto il viaggio o quasi. Gu intanto, scherzosamente, si lamenta con Luigi perché i posti non sono di suo gradimento, ma questo è ormai una specie di rito di ogni trasferta e tutto si chiude con la solita risata.

La squadra è arrivata a Budapest

All’arrivo in aeroporto si vola verso il nastro trasporta bagagli per recuperare tutto il materiale e le borse sperando che nulla sia andato perso. Dejan para la sua valigia come se fosse in acqua, tutti recuperano il materiale e poi si cerca di capire dove sia il pullman che ci porterà in città. Tutti sfoderano il telefonino per avvisare le famiglie in Italia dell’arrivo a Budapest mentre qualcun altro si precipita al bancomat perché si rende conto che in Ungheria non si paga in Euro ma in Fiorini (anche se un po’ ovunque accettano la moneta nostrana). Il bus ci mette circa mezz’ora a portare la squadra in albergo e alla reception c’è un attimo di smarrimento perché ci dicono che le camere saranno pronte dalle ore 14.00, quindi circa 3 ore dopo il nostro arrivo. Valentino, Radomir e Antonio non disperano e prendono subito possesso dei divanetti della Hall, ma poi tutto si risolve per il meglio e il disguido è presto chiarito e tutti possono accomodarsi nelle loro tane a riposare un po’. Alle 12.30 è il momento del pranzo e mentre tutti mangiano c’è Roberto che è rimasto in camera a preparare il comunicato stampa da inviare ai giornali e ai siti web per presentare la partita. I ragazzi mangiano in fretta perché l’obiettivo di tutti è quello di poter andare a riposare in camera prima dell’allenamento serale, anche se Pietro è svegliato dai rumori dei lavori che disturbano un po’ la quiete dell’albergo.

Verso le 17.00 è in programma la merenda pomeridiana che oltre ai soliti dolci e caffè ha anche una serie di tramezzini che sono cancellati in un amen dai ragazzi affamati. Prima dell’allenamento c’è ancora un’oretta abbondante di tempo libero che si prova a riempire giocando a carte, ma mentre si cercano quelle da scala 40 che non si trovano, anche perché a Budapest è tutto chiuso causa festa nazionale, alla fine si è costretti a ripiegare su quelle da uno. Intanto dall’Italia arriva la macchina con il presidente accompagnato dal buon Giacomo che insieme a Gianni ha percorso gli 800 chilometri circa che dividono Verona da Budapest. Partono gli aneddoti legati alla pallanuoto – il pensiero comune alla fine è sempre lì – e il professore offre il caffè a tutti, anche se Radomir non lo beve perché è impegnato nelle lezioni di siculo-napoletano che Valentino e Giuseppe stanno impartendo al compagno di squadra che, dopo aver imparato alla perfezione l’italiano in un paio di mesi, è quasi pronto per partecipare al prossimo provino di Gomorra.

Sul bus direzione piscina

Intanto arriva il bus che porta la squadra verso la Komjadi Swimming Pool il campo dopo 24 ore dopo si giocherà la finale d’andata di Len Euro Cup. La piscina è stata costruita nel 1976 ed è dedicata a Béla Komjadi coach ungherese che nel 1932 portò la nazionale magiara alla conquista dell’oro olimpico. Dentro c’è posto per un migliaio di spettatori, ma il maxischermo che troneggia in un lato dell’impianto è imponente quasi quanto la volta di quello che sembra essere un hangar rimodernato e che in estate si scoperchia un po’ come succede alle piscine Manara. L’allenamento dura un’oretta in cui i ragazzi prendono confidenza dell’acqua: come spesso accade nelle trasferte europee il più famoso del gruppo resta Predrag che praticamente conosce tutti ed è così anche a Budapest. Dopo la doccia si torna in albergo per rilassarsi e per la cena anche se gli gnocchi proposti dall’hotel Mercure sono quanto di più lontano si possa trovare in Italia. Prima di tornare in camera Valentino risolve anche brillantemente il problema delle lenti a contatto rimaste in patria con una telefonata a Francesca, la ragazza di Gianmarco, in partenza il giorno successivo e che salva il capitano portando a destinazione il prezioso carico. La prima giornata si chiude così verso le 22.00 con tutti in camera tranne chi deve andare a far visita a Riccardo che ha sempre la fila e chiude il lettino dei massaggi sempre a tarda serata.

Il secondo giorno inizia con la colazione e con una più abbordabile sveglia verso le 9 perché il ritrovo è fissato in sala ristorante verso le 9.30. Tutti si fiondano verso il buffet, anche se l’aggeggio più gettonato non è la macchina del caffè, ma quella che fa i wafer che Pietro e Andrea prendono letteralmente d’assalto. Dopo si torna in piscina e prima d’arrivare quella che sembra una casualità diventa presto una certezza: l’autista fa inversione di marcia per farci scendere dal bus in una strada a quattro corsie bloccando letteralmente il traffico, una cosa che in Italia avrebbe fatto impazzire i clacson, ma che a Budapest è, a quanto pare, quasi nella norma. Ci si rituffa in vasca mentre si ripassano le ultime indicazioni di Gu in religioso silenzio, intanto sugli spalti qualcuno dei nostri avversari sbircia un po’ l’allenamento dei Mastini.

Dopo la doccia si torna in albergo per il pranzo anche se Luigi e Roberto fanno tappa in centro a Budapest per l’Official lunch che precede ogni gara europea. I due rappresentanti dei mastini si fanno consigliare il cibo dal padrone di casa Norbert vero cuore pulsante del Ferencvaros che, oltre al classico Gulasch ungherese, riempie i nostri di carne e salse che sono tutto fuorché digeribili e leggere. Il pranzo si chiude poi con una visita allo stadio di calcio del Ferencvaros dov’è presente anche lo shop ufficiale della squadra e il museo: principalmente si parla di calcio anche perché nel pomeriggio ci sarà il derby con lo Ujpest (che finirà 0-0). La delegazione italiana fa rientro in albergo, l’appuntamento è alla 17 per la merenda.

Lo shop del Ferencvaros all’interno dello stadio di calcio della polisportiva che conta 22 discipline

All’ora del tè il clima partita inizia a farsi sentire e la voglia di ridere e scherzare ha già lasciato spazio alla concentrazione: prima delle ultime indicazioni tecniche di Gu c’è il professore che fa un discorso alla squadra che colpisce nel segno anche perché è bello quanto quello di Al Pacino nel film “Ogni maledetta domenica”. Si sale sul bus che ci porterà alla prima finale della storia e l’arrivo in piscina è anticipato dalla solita manovra da far west del pullman che però porta tutti a destinazione sani e salvi. Nella hall dell’impianto c’è già il Ferencvaros ma ovviamente in questa occasione i saluti tra le squadre sono meno calorosi di quelli del giorno precedente.

Andrea Fondelli sventola la bandiera dei Mastini

Andrea intanto prova una delle bandiere con il logo dei Mastini poi tutti i vasca per iniziare il riscaldamento. In questa fase il lavoro di Riccardo è estremo anche perché Fabio, Pietro e tutti gli altri hanno bisogno di lui. Sugli spalti intanto cominciano ad arrivare i tifosi che sono veramente tanti: ci svelano che molti sono quelli del calcio e di una polisportiva che può contare su ben 22 sport oltre alla pallanuoto.

Alla fine saranno circa un migliaio sugli spalti, rumorosissimi ma molto corretti. In un settore però le bandiere sono quelle biancorosse perché a Budapest ci sono anche i tifosi dei Mastini oltre che mogli, fidanzate, genitori e amici dei ragazzi e il mitico Sig. Giorgetti, che di trasferta non se ne perde una e che manda anche le sue foto ai giornali locali per testimoniare la sua vicinanza alla squadra.

Coach Baldineti durante l’intervista TV

Prima del match Gu deve fare l’intervista con la tv nazionale ungherese per parlare dell’imminente sfida. La partita inizia con un gol di Cristiano poi è un costante inseguire, ma il finale di 9-8 per i padroni di casa lascia delle buone speranze per il ritorno.

Finita la gara si fa rientro in albergo e sul bus del rientro trovano posto anche i famigliari dei ragazzi. A tavola si prova a già a dare un’occhiata alla sfida appena giocata come sta facendo Fabio in Italia che poi darà conferma del download della stessa verso le 2.13 del mattino…

In programma c’è un’altra sveglia prima del gallo perché la partenza per l’aeroporto è fissata alle 04.00 del mattino. Qualcuno ha fatto un giro per Budapest per fare un po’ di vita notturna, ma alla partenza è tutto sotto controllo anche se manca metà squadra tra chi partirà per andare con la nazionale e chi invece farà rientro a casa con un volo verso Roma.

Si torna in Italia e sull’aereo del rientro la percentuale di dormienti sfiora il 100%. L’appuntamento per la ripresa degli allenamenti è dopo Pasquetta, perché il 18 aprile sembra essere lontano ma in realtà è dietro l’angolo.

Le squadre schierate a bordo vasca prima del via della finale di Len Euro Cup 2018